Avvicina. Un archivio ritrovato per una genealogia dell’arte in Calabria
Nel 2017, durante la bonifica del seminterrato dell’ex Consorzio Università a Distanza di Rende, Verde Binario rinviene alcuni faldoni etichettati Progetto Arte. Si tratta del materiale preparatorio di Avvicina, un censimento ideato nei primi anni Novanta da Simonetta Lux, volto a mappare l’arte in Calabria dal 1945 al 1990. Pensato come evento inaugurale della sede nazionale del CUD, il progetto non vide mai la luce e rimase per oltre trent’anni sepolto, insieme ai documenti e alle storie che intendeva raccontare. Il ritrovamento fortuito di quell’archivio, durante il trasferimento del sistema informatico GE-120 oggi conservato nella biblioteca del Museo Interattivo di Archeologia Informatica (MIAI), ha riattivato un dialogo rimasto in sospeso, restituendo alla ricerca artistica calabrese una continuità genealogica e critica.
Nella relazione di sintesi di Lux emerge una visione dell’arte calabrese come un tessuto di migrazioni e ritorni, di tentativi di costruzione culturale e di cicliche dispersioni. L’artista e lo storico dell’arte, nella sua prospettiva, sono parte di un ecosistema fragile ma fertile, dove le condizioni materiali — la mancanza di istituzioni, di scuole e di reti — non impediscono la nascita di linguaggi autonomi e vitali. Le traiettorie di figure come Claudio Angione, Salvatore Anelli, Domenico Cataldi, Francesco Correggia, Silvia Destito, Franco Flaccavento, Alfredo Granata, Claudio Grandinetti, Bruno La Vergata, Francesco Lupinacci, Doris Maninger, Max Marra, Giuseppe Pino Pingitore, Tarcisio Pingitore, Mario Parentela, Salvatore Pepe, Antonio Pujia, Anna Romanello, Alfonso e Nicola Vaccari, Alfredo Pirri delineano un panorama di relazioni e corrispondenze che attraversa la seconda metà del Novecento, intrecciando linguaggi pittorici, scultorei e installativi in dialogo costante con la scena nazionale.
La ricerca di Lux individua nodi storici di grande rilievo: gli Incontri Silani, la rassegna Silarte, le esperienze di contaminazione urbana del gruppo R.A.T. a Cosenza, la nascita del CRT dell’Università della Calabria e la stagione audiovisiva promossa da RAI 3 Regionale. A queste esperienze si affianca Marginalia, azione collettiva nata tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta come esercizio di militanza culturale, che accende i riflettori su una generazione di artisti calabresi “radicanti”, pronti al dialogo con il contesto nazionale. Figura centrale di questa stagione è Tonino Sicoli, che attraverso la riflessione sui Post-meridionali collega la ricerca calabrese a studiosi come Calvesi, Crispolti, Menna e Weiermair, delineando un’idea di artista consapevole della propria posizione periferica e capace di trasformarla in risorsa critica. In tale prospettiva, l’arte calabrese non appare come espressione di subalternità, ma come luogo attivo di sperimentazione e di pensiero post-meridionale.
A distanza di trent’anni, il MIAI ha riattivato il progetto Avvicina, avviando — anche in collaborazione con lo ZKM | Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe (Germania) per la sezione audiovisiva e con l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro — un ampio processo di digitalizzazione e studio dei materiali, restituendo all’archivio una funzione pubblica di ricerca e confronto. La mostra Avvicina – Arte in Calabria dal 1945 a oggi, allestita negli stessi spazi in cui avrebbe dovuto inaugurarsi nei primi anni Novanta, ricompone l’impianto ideato da Simonetta Lux e lo prolunga fino al presente, articolandosi in tre sezioni dedicate agli artisti del censimento originario, a una generazione intermedia e ai giovani under 30.
La prima sezione, dedicata agli artisti del censimento originale, restituisce la memoria della ricerca di Lux e ne ricontestualizza il metodo. La seconda sezione presenta una generazione intermedia, formata da Elena Bellantoni, Ninni Donato, Laura Migliano, Michele “Hiki” Falcone, Giovanni Orlando Muraca, il collettivo Videoscure, Costantino Rizzuti, Massimo Sirelli ed Enzo Umbaca, autori che hanno saputo elaborare una continuità con l’eredità critica e politica del progetto originario, affrontando temi di identità, mediazione tecnologica e paesaggio sociale. La terza sezione, infine, dà voce ai più giovani: Antonella Caprera, Noemi Comi, Luca Granato, Ilaria Notaro, Ombretta Tavano ed Elia Valeo, artisti under 30 selezionati tramite open call, che interpretano il rapporto con il territorio attraverso linguaggi video, installativi e performativi, restituendo una prospettiva contemporanea sulle tensioni tra appartenenza e trasformazione.
Avvicina non ambisce a riscrivere la storia dell’arte italiana, ma a ricomporre una genealogia minore, in cui l’archivio si fa strumento di conoscenza e di relazione. Il progetto si configura come un atto di continuità riparativa: un gesto di cura verso una storia rimasta in sospeso, capace di riconnettere memorie e generazioni e di restituire alla Calabria — e, attraverso essa, al Sud — una posizione attiva nella trama dell’arte contemporanea. In questo senso, Avvicina non è solo una mostra, ma una pratica di archiviazione vivente, un dispositivo aperto che trasforma il ritrovamento di un faldone in una possibilità di futuro.
Il progetto Avvicina — di cui la mostra Arte in Calabria dal 1945 a oggi costituisce l’esito più recente — è stato realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura – Direzione Generale Archivi, della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Calabria, dell’Università della Calabria, del Sistema Museale dell’Università della Calabria e del Comune di Rende. Partner del progetto sono l’Associazione Culturale Ladri di Luce, l’Associazione Il Pulmino APS, Officine Babilonia, Radio Ciroma, Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Il progetto è stato finanziato con risorse PAC 2014/2020 Az. 6.8.3 Avviso Attività Culturali 2023 della Regione Calabria.
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Crediti fotografici
E. Bellantoni
T. Cerzoso
G. Dastoli
S. Destito
N. Donato
L. Granato

Luca Granato (Cosenza, 1999) è un artista visivo con sede in Sud Italia.
Si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, dove svolge un dottorato di ricerca in Performance Art and Cultural Heritage. Nel 2022 fonda Osservatoriomaree, un progetto indipendente di ricerca e indagine transdisciplinare che coinvolge il territorio meridionale.
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