Il grido della carne: l'arte immortale di Hermann Nitsch

“L’arte non deve e non può tacere. L’intera sfera della vita deve accumularsi in essa.”

Herman Nitsch, 1963

A più di sessant’anni di distanza, questa affermazione conserva una potente attualità. L’arte, oggi più che mai, è chiamata a «portare nel mondo simbolico o fittizio i problemi scottanti della nostra realtà»,¹ riconquistando un ruolo sociale cruciale: quello di guidare l’individuo verso una rinnovata e più profonda comprensione del proprio essere nel mondo e di favorire la riscoperta del rapporto con sé stessi e con l’alterità. La ricerca artistica di Hermann Nitsch, sebbene radicata nel contesto del secondo Novecento, fornisce un paradigma estetico quanto mai urgente per interrogare le contraddizioni della contemporaneità: la violenza strutturale, il trauma della guerra, l’alienazione tecnologica e l’impoverimento affettivo. La seguente trattazione intende, di conseguenza, illustrare la risonanza contemporanea dell’arte di Nitsch, evidenziandone la persistente capacità di interrogare la condizione umana.

Hermann Nitsch è uno tra i maggiori protagonisti dell’arte internazionale della seconda metà del Novecento nonché uno tra i più scandalosi di tutto il secolo.² Una personalità di straordinario rilievo della storia dell’arte austriaca, un nome leggendario, l’unico che sembra essere riuscito a coniugare il mito e la vita, l’arte e il teatro, la filosofia e la forma estetica pura.³ È molto più che semplicemente un esponente del noto e storicizzato Azionismo Viennese, è una figura estremamente controversa, criptica, profonda e artisticamente (ma anche filosoficamente) unica. Hermann Nitsch è stato l’artista che più di altri si è spinto con dura radicalità alle più azzardate avventure artistiche, riuscendo a incidere su tutta la scena artistica successiva.⁴ 

La dimensione collettiva del Teatro delle Orge e dei Misteri si offre come chiave di lettura cruciale per l’attualità della ricerca di Nitsch. In queste azioni, concepite come un rituale moderno, una comunità si ricompone per rivivere, attraverso gesti archetipici scanditi da sangue, corpo e sacralità, un’esperienza primordiale. È questa inedita e potentissima declinazione del rito collettivo nell’arte a conferire alla sua opera una profondità filosofica e antropologica senza eguali.

Il panorama performativo del XXI secolo è spesso dominato da un’estetica “fredda”, legata alle nuove tecnologie e alle scienze mediche, che privilegia il digitale, la derealizzazione e l’isolamento. In questo contesto, segnato da una perdita del contatto fisico, dell’intimità autentica e della connessione panica con il cosmo, l’opera di Nitsch si staglia come un contro-argomento potente e radicale.

Secondo gli studi sul postmoderno del sociologo Michel Miffesoli, nella civiltà contemporanea si può parlare di un ritorno alla comunità in forme spurie, soprattutto nel digitale con i blog e i contatti social dove si creano vere e proprie communities attorno a nuove fedi religiose, partitiche, di idoli musicali etc.⁵ In questo “neotribalismo” ritorna una figura ricorrente dell’arte di Nitsch, ovvero Dioniso, che diviene una delle divinità protagoniste di questi nuovi culti post-moderni. Il dio incarna e restituisce all’uomo contemporaneo quell’irrazionalità, istintualità e vitalità che la società di massa, consumistica e globalizzata, sistematicamente reprime.⁶ Dioniso, in quanto divinità dell’immanenza, della materia e dei corpi, si rivela inoltre più accessibile per l’uomo contemporaneo. Un uomo segnato dalla secolarizzazione e dal nichilismo, che fatica ad accogliere la trascendenza radicale del Dio biblico, può ritrovare in questo dio un accesso al sacro immediato e fisico.⁷ Seguendo le orme di Nietzsche, Nitsch opera una distinzione tra due figure di Cristo: il “Cristo della croce”, che rappresenta una forma repressa e negata del dionisiaco, dove l’impulso vitale dell’amore viene ucciso e la cui adorazione genera intossicazione interiore; e il “Cristo dell’amore”, che è, in realtà, Dioniso stesso. Gli uomini contemporanei hanno bisogno di riscoprire questa seconda figura, seppur dovendo passare, comunque, per il crocifisso e quindi per la sofferenza, per il sacrificio, per l’orgia e per il mistero, per poter, appunto, recuperare quella dimensione di libertà e di amore che va al di là di qualsiasi forma di repressione dei tabù.⁸ L’arte di Nitsch persegue uno scopo trasformativo: guidare i partecipanti in un viaggio catartico attraverso i tabù sociali e antropologici più profondi. Questo attraversamento mira a una riscoperta dell’umano come parte di una rete di organismi interconnessi, riconnettendo l’individuo al flusso immanente e perpetuo dell’Essere. Si potrebbe dire che si tratta di una radicalizzazione del concetto di evento, nei termini dell’idea heideggeriana di Erlebnis, ossia esperienza del disvelamento, evento come manifestazione di una dimensione dell’Essere che altrimenti rimarrebbe nascosta o invisibile.⁹ Si garantisce all’uomo la possibilità di accedere ad una spiritualità più autentica di quella espressa dai dogmi religiosi, una spiritualità incarnata da Dioniso che è «principio vivente che definisce e rafforza il percorso dell’essere vivi»,¹⁰ rafforzamento della vita nel suo essere multilivellare e pluralistico. Nel Saggio sulla storia delle Azioni del 1971 Nitsch scrisse che «l’effervescenza dionisiaca è intrinsecamente un potenziamento della vitalità, conduce la coscienza normale alle più alte vette dell’estasi espandendola enormemente».¹¹ Artaud sosteneva che in un mondo dominato dalle tecnologie di comunicazione, il teatro fosse l’unico luogo per poter raggiungere direttamente l’organismo e condurre l’uomo, attraverso mezzi fisici, a risvegliare nel corpo, suo e dello spettatore, i nervi e il cuore, le energie più sottili e la sensibilità più profonda.¹² 

In un contesto contemporaneo iper-razionale e individualista, l’opera di Nitsch si propone di  riscoprire l’empatia come struttura antropologica fondamentale. Attraverso la partecipazione alle sue  azioni o la fruizione dei “relitti”, lo spettatore è chiamato a trascendere le passioni egoistiche per  abbracciare un amore altruistico — il “diventare Cristo dell’amore”. Questo processo catartico non  solo valorizza la dimensione collettiva delle emozioni, ma innalza il partecipante verso una più alta  coscienza di sé, riconciliando l’individuo con la sua appartenenza a una più ampia comunità.  

La sua arte, in questo senso, promuove una socialità prima di tutto fisica e corporea, che trova un  solido fondamento nella fenomenologia dell’intercorporeità. Rifacendosi al pensiero di Merleau Ponty, pensatori contemporanei come Gallagher, Fuchs e Di Paolo propongono una teoria  interazionista che vede nel «corpo vivo» (Leib) il medium primario della relazione col mondo e con  l’alterità. Alla base di questa proposta vi è l’idea di un senso del Sè corporeo innato, pre-riflessivo e  pre-teoretico che permette non solo di avere coscienza di sè stessi ma anche di comprendere  l’alterità e di interagire con essa. Merleau-Ponty riteneva che vi fosse una carnalità anonima che univa il mondo, noi e gli altri in una stessa struttura definita “carne”¹³, in cui, come scriveva il filosofo, «[…] i corpi sono uniti tra loro, e che tutti insieme compongono un solo corpo […]».¹⁴ Le azioni di Nitsch, in questo senso, operano un’incarnazione di questo principio: attraverso la  prova fisica condivisa, esse mirano a risvegliare nei partecipanti la percezione diretta di essere parti  di un unico corpo collettivo, realizzando praticamente quell’«unione di corpi» di cui parlava il  filosofo francese. L’estetica performativa di Nitsch va a contrastare con il paradigma contemporaneo di un uomo che  aspira a un dominio totale sulla natura, con un presente dove «la potenza della tecnica è la forma in  cui […] ha cominciato ad incarnarsi la volontà del superuomo nietzschiano».¹⁵ «Nell’età della tecnica l’uomo non si chiede più il senso dell’essere e la terra gli si fa estranea».¹⁶ È in questa  frattura che interviene l’arte performativa di Nitsch, chiamando ed incoraggiando i partecipanti a  pensarsi in un nuovo rapporto con sè stessi e con il mondo cambiando negli spettacoli artistici,  come nella vita. Nel cerchio magico dell’arte si favorisce la crescita di sentimenti ed intense  reazioni emotive,¹⁷ possibili grazie a quel corpo inteso non solo come mero strumento di azione, ma soprattutto come mezzo che contribuisce alla vita della coscienza in un inscindibile parallelismo  psico-fisico di processi che assumono rilievo solo se interconnessi.¹⁸ Ai partecipanti non è dunque  richiesta una fruizione puramente estetica, ma un atto di intelligenza e volontà che implica un  potenziale cambiamento individuale e collettivo. Questa urgenza trasformativa, fondamentale nel  corso del Novecento, conserva intatta la sua rilevanza anche nel panorama contemporaneo.

In un presente caratterizzato da un’accelerazione incessante, da una conoscenza superficiale e  accessibile in un click, si rende necessario riscoprire il coraggio di fermarsi, di osservare in  profondità e di interrogare criticamente sè stessi e la realtà. Questo invito all’introspezione, tuttavia,  non può scaturire da un appello puramente intellettuale, ma deve passare attraverso una  stimolazione diretta delle passioni umane, prima che dell’intelletto e della ragione. È qui che l’arte  di Hermann Nitsch si rivela di un’attualità sconcertante. Il suo lavoro plasma un’esperienza catartica che solo toccando il corpo, risveglia l’anima: emergono passioni, sentimenti, pulsioni  innate che la società e le sue “sovrastrutture” reprimono. Da quest’esperienza scaturisce la  riscoperta di dimensioni umane fondamentali e dimenticate come le origini primordiali, i tabù, la  comunità, la spiritualità e una forma di amore panico. Contro l’indifferenza verso le nostre origini  interculturali e universali, la sua arte ci ricorda che siamo homo empaticus: esseri umani portati, per  natura, a legarsi con gli altri e a riconoscersi parte di un’unica, grande umanità.  

In conclusione, si può affermare che l’arte – in particolare oggi – conservi un ruolo sociale,  filosofico e antropologico fondamentale. Il suo valore non risiede solo nei temi trattati, ma nel  suo potere trasformativo: una capacità di potenziare la coscienza, operare uno svelamento e  condurre a una forma di catarsi collettiva.  

In questo spazio privilegiato dell’arte, i soggetti possono ancora amplificare i propri sensi, scavare  nell’inconscio e vivere quella «condizione dell’amore»¹⁹ che, in quanto massima intensità  esperibile, «taglia l’isolamento e la separazione dei soggetti e li fa fondere l’uno con l’altro».²⁰ Ed è in questo che l’arte di Nitsch risulta ancora estremamente attuale e soprattutto in grado di agire dal  punto di vista performativo e trasformativo. Nei musei, nelle fiere, nelle gallerie e nelle fondazioni,  i suoi “relitti” continuano a trasmettere un messaggio unico: non solo un complesso sistema di  simboli colti, ma una presenza viva e carnale. È un’arte che parla di corpo, di comunità, di amore – un monito e un invito, per l’uomo contemporaneo, a ritrovare la propria umanità più profonda. In  un’epoca che rimuove il reale sotto strati di virtualità e indifferenza, l’eredità di Nitsch persiste come  un rito di disvelamento: «l’intera sfera della vita deve accumularsi» nell’arte per squarciare il velo e  mostrare, nella sua cruda materialità, la verità dimenticata dell’essere-in-comune.

 

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Note

¹ V. Turner, Dal rito al teatro, Bologna: Il Mulino, 1982.

² ABC ARTE, Hermann Nitsch Biography, Disponibile all’indirizzo: https://www.abc-arte.com/artists/44-hermann- 2 nitsch/biography/.

³ L. Hegyi, Hermann Nitsch, Un approccio all’arte totale. Tre saggi, Cinisello Balsamo (Milano): Silvana Editoriale, 2022, p.20. 

Ibidem.

Conferenza su “Sotto il segno di Dioniso. Arte, filosofia ed esoterismo in Hermann Nitsch” – Relatore Prof. Luca Siniscalco (Università degli Studi di Milano/UniTreEdu). Disponibile su YouTube all’indirizzo: https:// www.youtube.com/watch?v=KPoVRtryUuk .

⁶ Ibidem.

⁷ Ibidem.

⁸ Ibidem.

Conferenza su “Sotto il segno di Dioniso. Arte, filosofia ed esoterismo in Hermann Nitsch” – Relatore Prof. Luca Siniscalco (Università degli Studi di Milano/UniTreEdu). Disponibile su YouTube all’indirizzo: https:// www.youtube.com/watch?v=KPoVRtryUuk

¹⁰ H. Nitsch, Manifesto 1978, riportato in Dichiarazioni e definizioni sul progetto dell’Orgien- mysterien Theater. Disponibile Online all’indirizzo: https://www.museonitsch.org/it/omt/dichiarazioni-e- definizioni-sul-progetto dellorgien-mysterien-theater/.

¹¹ Conferenza su “Sotto il segno di Dioniso. Arte, filosofia ed esoterismo in Hermann Nitsch” – Relatore Prof. Luca Siniscalco (Università degli Studi di Milano/UniTreEdu). Disponibile su YouTube all’indirizzo: https:// www.youtube.com/watch?v=KPoVRtryUuk

¹² Giacobbe Borelli, “Antonin Artaud e il passaggio dei corpi in teatro”. Disponibile online all’indirizzo: https://independent.academia.edu/MaiaGiacobbe, p.11.

¹³ Boccali, Toccare l’alterità. Fenomenologia e percezione tattile, cit.

¹⁴ Spinoza, L’Etica, Roma: Armando Editore, 2008, p.90.

¹⁵ La citazione è di E.Severino ed è tratta dal video: L’essenza della tecnica nel pensiero di Severino, video di Giulio Goggi, Rai Cultura. Disponibile online all’indirizzo: https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2023/07/Lessenza-della tecnica-nel-pensiero-di-Severino–3b07be27-a10c-4e26-861e-8e56e044a400.html.

¹⁶ La citazione è di U.Galimberti (2005) ed è tratta da: N.Giusto, “Heidegger, Gestell e la questione della tecnica”, Network Politics, 2015. Disponibile online all’indirizzo: https://www.culturedigitali.org/heidegger-gestell-questione tecnica/.

¹⁷ L. Vergine, Body Art e storie simili. Il corpo come linguaggio, Milano: Skira, 2000, p.25.

¹⁸ Ivi, pp.21-22.

¹⁹ Nitsch, Museo Nitsch Napoli, Napoli: Edizioni Morra, 2009, p.44. 19.

²⁰ Ivi, p.43.

Ph Credits

Nell’immagine: Hermann Nitsch in Australia durante il Festival annuale Dark Mofo organizzato dal Mona, fotografia: Matt Dunham/Reuters.

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